Sfide e controversie nel campo del trauma: in che modo i terapeuti possono assicurare il miglior risultato per i pazienti? Milano – Hotel Michelangelo – Alexander C. McFarlane – 22 settembre 2018 – dalle ore 9.00 alle ore 17.30

Data Luogo
22 settembre 2018
dalle ore 9.00 alle ore 17.30
Milano – Hotel Michelangelo

Alexander McFarlane è Professore di Psichiatria e Direttore del Centre for Traumatic Stress Studies presso l’Università di Adelaide, Australia. E’ un rinomato esperto internazionale nel campo degli effetti del trauma su veterani, sopravvissuti a disastri naturali e incidenti civili. E’ Past President dell’International Society for Traumatic Stress Studies e dell’Australasian Society for Traumatic Stress Studies

Il campo dello stress traumatico si trova ad un bivio riguardo quale sia il metodo diagnostico ottimale e le controversie riguardo la letteratura sui risultati del trattamento. In particolare, il notevole mutamento nel modo in cui il DSM-5 ha concettualizzato il PTSD in contrasto con il DSM-IV è stato oggetto di notevoli critiche da parte di terapeuti esperti.
Il DSM-5 è stato significativamente influenzato dal modello cognitivo comportamentale con l’inclusione del criterio D che affronta le alterazioni negative nella cognizione e nell’umore associate all’evento traumatico. L’inclusione di questi sintomi comporterà un bias nei confronti degli studi dei risultati di trattamento. I mutamenti nei criteri inoltre sovvertiranno in maniera significativa il valore della precedente letteratura scientifica e delle prove di trattamento derivate dalla definizione del DSM-IV. Il progresso del campo dello stress traumatico dipende da una lente oggettiva di osservazione per promuovere l’innovazione nella ricerca e nel trattamento. Ad esempio, i sintomi somatici che sono pressoché onnipresenti nel PTSD non fanno parte dei criteri della diagnosi o del fulcro del trattamento nonostante spesso motivino i pazienti a cercare il trattamento. Allo stesso tempo un focus sui risultati funzionali del trattamento è un’importante priorità che non riceve sufficiente attenzione negli ambienti clinici e di ricerca.
L’ICD-11, nel tentativo di trovare una definizione di PTSD più contenuta, ha anche ristretto in maniera significativa la dimensione della popolazione di persone che attirerà la diagnosi. Questo ha considerevoli implicazioni per il finanziamento del trattamento, nonostante l’evidenza riguardo l’importanza del PTSD subsyndromal come causa di invalidità e di disturbi futuri. Le considerazioni del comitato dell’ICD-11 hanno fatto una serie di assunzioni erronee che non erano in accordo con la più ampia letteratura scientifica.

Questo seminario discuterà le concorrenti formulazioni del PTSD come disturbo e come le recenti controversie necessitino di essere messe alla prova dalla ricerca basata sull’osservazione e dalla neurobiologia. Questo è un problema critico per la pratica clinica ed è importante per il modo in cui questo campo si sviluppa. Paradossalmente, ciò è accaduto in un momento in cui vi è crescente evidenza delle significative comorbidità fisiche con il PTSD, inclusa la morte prematura, l’aumento della probabilità di cancro, malattie cardiovascolari e malattie autoimmuni. Questo denota l’ampia disregolazione psicobiologica nel PTSD. Una maniera di affrontare questa comorbidità nel setting del trattamento è considerare un modello pianificato di PTSD. È probabile che vi siano risultati di trattamento significativamente differenti a seconda della durata dei sintomi e del percorso iniziale del disturbo di un individuo successivo all’esposizione al trauma. Questo modello pianificato verrà discusso come un metodo per la programmazione del trattamento e per  la mappatura di risultati clinici.
Recenti revisioni della letteratura sul trattamento hanno anche evidenziato che esistono fondamentali sottogruppi che non rispondono bene ai trattamenti ottimali basati sull’evidenza come CBT e EMDR. In particolare tra le vittime di abuso minorile, in campo militare e tra i soccorritori e personale sanitario, nonostante attraverso il trattamento vengano ottenuti vantaggi clinicamente significativi, gli individui rimangono generalmente con la diagnosi alla fine del trattamento. Questo solleva importanti dubbi su come le attuali tecniche potrebbero essere ulteriormente raffinate e su quali terapie congiunte dovrebbero essere considerate. Questo seminario affronterà come personalizzare gli approcci di trattamento agli individui basandosi sulla loro storia e sulla neurobiologia.
La necessità di una riconsiderazione radicale del trattamento ottimale è stata anche sottolineata in una recente dichiarazione di consenso in psichiatria biologica riguardo la mancanza di sviluppo di agenti psicofarmacologici per PTSD. È importante considerare quale potrebbe essere il farmaco candidato per migliorare i risultati del trattamento.
In sintesi, questo seminario aiuterà i terapeuti nella comprensione delle conseguenze delle recenti formulazioni che sono state introdotte nel campo e che necessitano di essere maggiormente coscienti di altri concettualizzazioni del disturbo. Questa discussione si concentrerà anche sull’importanza di considerare ciò che è noto riguardo la neurobiologia del PTSD e le comorbidità fisiche generali. Verranno discussi i modi in cui queste differenti concettualizzazioni possono essere d’aiuto per la pianificazione del trattamento e per i risultati. Verrà inoltre affrontato il tema del trattamento del PTSD nel contesto delle sue frequenti altre comorbidità psicologiche.

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